James Cameron a caccia di asteroidi?

La Planetary Resources di Cameron e Page potrebbe annunciare un piano per lo sfruttamento minerario degli asteroidi


Si annuncia un periodo interessante per gli amanti dello spazio.

Il 24 Aprile la compagnia americana Planetary Resources annuncerà il suo piano di esplorazione dello spazio. La voce che circola con più insistenza sostiene che Planetary Resources potrebbe proporsi come la prima compagnia a cercare di realizzare degli impianti minerari sugli asteroidi.

Prima di archiviare questa notizia come una bufala, vorrete forse tenere in considerazione che Planetary Resources è stata fondata da James Cameron, dal miliardario e politico Ross Perot, da Larry Page ed Eric Schmidt di Google e impiega gente del calibrio di Chris Lewicki – ex responsabile di missione per la NASA – e Tom Jones (l’astronauta, non il cantante…). Vorrete anche considerare che il primo annuncio di Planetary Resources riguardava la creazione di “a new industry and a new definition of ‘natural resources’”. Senza contare che Peter Diamandis, mente del progetto, nella sua conferenza TED del 2005 affermava che “everything we hold on value on this planet, metal and mineral and real estate and energy [are available] in infinite quantities [in space]”.

L’aspetto interessante della faccenda – come se l’idea di una miniera nello spazio non lo fosse a sufficienza – è che pochi giorni fa Sentient Developments ha riproposto il tema della fattibilità delle Sfere di Dyson.

Originariamente teorizzata nel 1959 dal fisico Freeman Dyson (che in realtà ammette di aver preso l’idea da Olaf Stapledon), una Sfera di Dyson non sarebbe altro che un guscio in grado di racchiudere un’intera stella, sfruttandone quasi completamente l’energia. Riflettendo sulla ricerca di vita intelligente nell’universo, Dyson partì dalla classificazione chiamata Scala di Kardashev, che indica tre stadi di sviluppo per una civiltà: sfruttamento delle risorse di un pianeta, delle risorse di un sistema solare, delle risorse di una galassia. Dyson sosteneva che una civiltà avrebbe potuto trovare l’energia richiesta dalla seconda e dalla terza fase costruendo una sfera che le permettesse di sfruttare totalmente l’energia della propria stella e che, quindi, nella nostra ricerca di vita intelligente nel Cosmo avremmo dovuto concentrarci non solo sulle stelle, ma anche sulla loro assenza.

Nel tempo il concetto di Sfera di Dyson si è evoluto, passando dall’idea del guscio (shell) all’idea di una rete di satelliti orbitanti attorno a una stella, ma il principio è rimasto invariato. Ancora una volta, prima di archiviare quest’idea come fantascienza vi consiglio di considerare chi è e cosa ha fatto Freeman Dyson nella sua vita.

Il punto di congiuzione fra queste due notizie sta nel fatto che Dyson ha sempre sostenuto che i materiali per la costruzione di un’opera così imponente come la sua sfera avrebbero potuto essere trovati proprio sugli asteroidi, ricchissimi di minerali e presenti in grandi quantità nel nostro sistema solare.

Che dire? Meglio aspettare prima di prenotare una vacanza sulla sfera, ma di certo questo genere di notizie fanno correre un brivido lungo la schiena di ogni appassionato di fantascienza.

Non resta che ritrovarci il 24 aprile per scoprire cosa ci aspetta.