Quella Casa nel Bosco – RECENSIONE

Quella Casa nel Bosco si candida seriamente al ruolo di miglior horror degli ultimi dieci anni


Ci sono due possibilità. La prima è che non abbiate nessuna intenzione di vedere Quella Casa nel Bosco (The Cabin in the Woods) perché vi sembra l’ennesimo slasher. La seconda è che abbiate letto cosa se ne dice nel circuito specializzato americano, dove questo film sta facendo molto parlare di sé.

Se appartenete alla prima categoria vi dico che vi sbagliate, e che dovete vedere questo film. Dovete, sì, ho scelto proprio questo verbo. Dovete vederlo, e ho intenzione di provare a spiegarvi perché con questa recensione (tranquilli, staremo a mille chilometri di distanza da qualsiasi spoiler). Non dico che vi piacerà, ma dico che questo potrebbe essere il più importante film horror dagli anni Ottanta. E giuro che non avrei mai pensato di scrivere una cosa del genere.

Un po’ di fatti prima di arrivare alla ciccia . Quella Casa nel Bosco è prodotto da Joss Whedon (creatore di Buffy e regista di I Vendicatori). Whedon è probabilmente la più importante figura della pop-culture americana contemporanea dopo JJ Abrams. A dire che Whedon, come Abrams, ha la capacità di guidare lo sviluppo dell’intrattenimento americano come pochi altri. Dal suo modo di far parlare gli adolescenti, alla sua capacità di mischiare i generi, gli addetti marketing direbbero che Whedon fa tendenza. Tutto ciò non ha niente a che vedere con amare o meno il suo lavoro. Ho odiato Buffy con sincerità e ho sempre considerato Abrams più furbo che bravo, ma resta il fatto che non si può pretendere di capire il genere in America oggi senza fare i conti con questi due nomi.

Tanto per rinforzare il collegamento Whedon/Abrams, il film è diretto e co-sceneggiato da Drew Goddard, già collaboratore di Abrams, sceneggiatore di Lost, Alias e Cloverfield.

Quella Casa nel Bosco è un meta-horror, termine con cui qualsiasi appassionato di horror ha dovuto familiarizzare sin da Scream. Dire che il genere dei meta-horror ha prodotto pochi titoli degni di nota sarebbe una gentilezza. Lo stesso Scream nel tempo si è rivelato un film al più mediocre. Che io abbia memoria, l’unico grande meta-horror mai prodotto finora è Behind The Mask, The Rise of Leslie Vernon (in italiano: Behind the Mask, Vita di un Serial Killer), un piccolo film indipendente con idee da vendere e un tasso di intelligenza molto superiore alla media, nonché una sicura fonte di ispirazione per Whedon e Goddard.

Eppure Quella Casa nel Bosco cancella qualsiasi precedente, compreso Behind The Mask, e lo fa per un semplice motivo. Per la prima volta dagli anni Ottanta un pop-corn movie, un film horror con un budget e un’adeguata campagna promozionale, veicola un messaggio che non ha nulla di consolatorio. Per la prima volta dal New Horror dei vari Carpenter, Cronenberg, Romero e Landis l’horror si riprende la libertà di prendere posizione nel dibattito pubblico e lo fa con intelligenza e con forza. Nessuna morale a fior di pelle, nessuna analisi sociologica d’accatto, ma una struttura profonda che è in sé una posizione politica.

La ragione per cui mi sono innamorato dell’horror è che negli anni Ottanta ero un ragazzino, e volevo vedere il mio paese bruciare. Ne odiavo la cultura, ne odiavo il conformismo, odiavo gli intellettuali, i post sessantottini, odiavo quel mondo fatto di prodotti il cui scopo principale era far sentire intelligente chi li guardava o chi li leggeva.

Quando Romero, Carpenter, Cronenberg (assieme a Barker, al cyberpunk, a Dick – precedente, ma che io scoprivo in quegli anni) sono arrivati sulla scena, per me è stato uno shock. Ecco qualcuno che se ne sbatteva di far sentire intelligente il suo pubblico. Ecco qualcuno che, ben piantato nella cultura popolare, aveva tutte le intenzioni di distribuire una sana dose di calci nel culo. Chiunque dica che l’horror moderno è nato con L’Esorcista non sa di cosa parla. L’horror moderno è nato con La Notte dei Morti Viventi, il primo film in cui il soprannaturale scompariva dal quadro, in cui l’impostazione reazionaria dell’horror classico veniva completamente rovesciata. Dal 1968 quel primo stimolo è cresciuto, ha rimesso fuori la testa con Dawn of the Dead nel 1979 ed è infine deflagrato negli anni Ottanta. Per un breve periodo l’horror è stato la frontiera. Da Halloween a La Cosa, da Il Signore del Male a Videodrome e La Mosca, l’horror si è preso il centro della scena e ha attaccato alla gola tutte le convenzioni, tutto ciò che il pubblico credeva di sapere. Ha distrutto il terreno sicuro dei pop-corn movie. Sotto l’intrattenimento e lo spavento l’horror lavorava per demolire le sicurezze. E io mi sono innamorato.

Quei film erano fatti per il grande pubblico, non per le elite. Il limite di qualsiasi film d’autore sta proprio nel suo essere “d’autore”. Il patto tra regista e pubblico è esplicito, e il pubblico è sempre su un terreno sicuro. Con il New Horror questo non avveniva. Si invitava il pubblico a partecipare a un rituale conosciuto e poi gli si presentava qualcosa che violava tutte le regole. Antieroi, finali neri, storie che deragliavano senza speranza. Si andava al cinema per fuggire dal mondo e vi si ritrovava immersi fino al collo.

Almeno due dei registi di quella generazione hanno pagato caro ciò che hanno fatto: sia Romero che Carpenter si sono visti distruggere la carriera, mentre gli stimoli del New Horror venivano sterilizzati dai vari Raimi e Jackson (che amo, ma è innegabile che questi due, portando la commedia slapstick nello splatter, l’abbiano sterilizzato), e i più furbi si affrettavano a riposizionarsi (non è un caso che Cronenberg sia stato “scoperto” solo quando ha scelto la strada del convenzionale).

Ciò che oggi passa per horror non ha niente degli stimoli di quegli anni. L’horror è tornato mesto mesto nella cesta dei dvd in offerta, e la marea di zombie movie scritti e diretti da idioti con troppo tempo libero e nessuna cognizione di causa ne è la riprova. Gli zombie vuoti di Romero, lo schermo bianco su cui proiettare l’orrore sono stati sostituiti da mostri classici, che grugniscono, che odiano, che occupano la scena invece di lasciarla libera. E i finali… quanti horror di questi anni offrono dei non-finali? Perché è proprio nel finale che un horror scopre le carte.

L’horror, per sua natura, nasconde, gioca coperto, rimanda il confronto. Può farlo, si suppone che lo faccia, ma poi deve sempre arrivare il momento della resa dei conti. Nel finale un horror esprime la sua posizione, è il finale che il pubblico porta via con sé. Sarà tornato al mondo che conosce, rassicurato sul fatto che tutto è in ordine? O se ne andrà con il dubbio che forse non esiste alcun ordine a cui tornare? Pensate al finale de La Cosa, al finale di Videodrome, al finale de Il Signore del Male. Al finale de La Notte dei Morti Viventi. Pensateci, e poi paragonateli con i finali degli ultimi dieci horror che avete visto. Vorrei sbagliarmi, ma qualsiasi horror uscito negli ultimi dieci anni sarebbe un film migliore senza gli ultimi venti minuti. Questo dato, su tutti, dice una parola definitiva sullo stato del genere.

Quella Casa nel Bosco non è un capolavoro, è un prodotto di intrattenimento, ma in questo sta la sua vera forza. Quella Casa nel Bosco è un pop-corn movie, con le citazioni, gli inevitabili adolescenti, con tutto ciò che serve per rassicurare il pubblico mentre lo fa divertire. È speculative fiction all’ennesima potenza, e in questo si sente la mano di Whedon: c’è l’horror, ma c’è anche la fantascienza e, soprattutto, c’è la consapevolezza, la completa consapevolezza di cosa si sta facendo. Tutto già visto in altri prodotti, nessuna novità, anche se l’esecuzione è perfetta. Ma la forza di Quella Casa nel Bosco sta proprio dove gli altri crollano: nel finale. C’è un ben preciso momento in cui la sceneggiatura di Whedon e Goddard arriva a un bivio. A sinistra c’è l’horror come è oggi, a destra un’ipotesi di futuro, un ritorno a un horror che possa, forse, tornare a dire qualcosa di significativo. Il fatto che stia scrivendo questa recensione dovrebbe da solo farvi capire quale direzione prende Quella Casa nel Bosco.

Non è detto che Quella Casa nel Bosco cambi qualcosa, ma di certo il fatto che un nome del calibro di Whedon vi sia coinvolto fa ben sperare. Adesso è tempo che il cinema horror indipendente dica la sua, e la dica con forza.

Vedete questo film.

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Luca Rubinato

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